La Biblioteca digitale leopardiana è stata presentata nella sala Franco Foschi del Centro nazionale di studi leopardiani di Recanati, con l’obiettivo di rendere consultabile online un patrimonio composto da decine di migliaia di documenti legati a Giacomo Leopardi. Il progetto raccoglie manoscritti originali, commenti, analisi e studi, offrendo agli utenti la possibilità di accedere ai materiali attraverso una piattaforma digitale.
La presentazione si è svolta il 26 settembre 2026 alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e degli enti che hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa. Il sindaco di Recanati Emanuele Pepa ha aperto la giornata di lavori, sottolineando l’importanza del progetto per la città e ringraziando il Centro nazionale di studi leopardiani.
Il confronto tra gli originali dell’Infinito
Tra le possibilità offerte dalla piattaforma c’è anche quella di mettere a confronto documenti conservati in sedi diverse. Fabiana Cacciapuoti, già custode delle Carte Leopardi presso la Biblioteca nazionale di Napoli, ha illustrato la possibilità di affiancare i due originali dell’Infinito, conservati a Napoli e a Visso, per osservare le modifiche apportate dall’autore nel corso della scrittura.
Il confronto consente di seguire l’evoluzione delle varianti testuali. Cacciapuoti ha richiamato, in particolare, il passaggio dal celeste confine della prima stesura dell’originale napoletano all’espressione ultimo orizzonte, rimasta nella versione conservata a Visso. Le cancellazioni e le correzioni diventano così elementi utili per l’analisi letteraria, filologica e filosofica dell’opera leopardiana.
Un progetto nato dalla collaborazione
Il presidente del Centro nazionale di studi leopardiani, Fabio Corvatta, ha spiegato che l’iniziativa è nata dalla necessità di adeguare la conoscenza del pensiero di Leopardi alle nuove tecnologie. Il percorso, avviato anche per favorire la traduzione delle opere in diverse lingue, ha coinvolto in una prima fase la Biblioteca nazionale di Napoli, che conserva circa 11mila documenti leopardiani.
Al progetto ha contribuito anche l’Università degli studi di Macerata, con il sostegno dell’allora rettore Francesco Adornato. Corvatta ha inoltre ricordato la collaborazione della famiglia Leopardi e ha definito la catalogazione un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una base per ulteriori attività di ricerca, considerata la profondità dei materiali raccolti.
Alla giornata sono intervenute, per i saluti istituzionali, la contessa Olimpia Leopardi e Alessandra Troilo, responsabile del Fai Orto sul Colle dell’Infinito. Le relazioni tecniche e scientifiche sono state affidate a Simonetta Buttò, già direttrice dell’Iccu del Ministero della cultura, Silvia Scipioni, direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli, Fabiana Cacciapuoti, Laura Melosi e Gioele Marozzi dell’Università degli studi di Macerata, e Chiara Aiola di Net7.