Il terremoto del 2016 non provocò soltanto lesioni agli edifici, crolli e interruzioni della viabilità. Nell’entroterra della provincia di Macerata la sequenza sismica modificò anche la morfologia dei versanti, con spostamenti del suolo misurati in centimetri. Il valore più elevato, fino a cinque centimetri, è stato rilevato nell’area di Podalla, nei pressi del lago e della diga di Fiastra.
A riportare l’attenzione sugli effetti prodotti dai terremoti lungo le montagne è un approfondimento dell’Ingv, realizzato attraverso l’analisi di immagini radar acquisite dai satelliti. Lo studio prende in esame tre zone del Maceratese: Podalla, Bolognola e Cicconi, quest’ultima nel territorio comunale di Fiastra. Il confronto tra rilevazioni effettuate in momenti diversi ha consentito di individuare deformazioni anche molto contenute, comprese quelle difficili da osservare direttamente in aree montane.
Le deformazioni rilevate
Il dato più significativo riguarda Podalla, dove era già nota la presenza di una deformazione gravitativa profonda di versante. Si tratta di un movimento lento e complesso che interessa una grande massa rocciosa. Le immagini del satellite europeo Sentinel-1 hanno evidenziato spostamenti dell’ordine di 2-2,5 centimetri in corrispondenza di più terremoti della sequenza, arrivando a circa cinque centimetri complessivi. Secondo l’interpretazione dei ricercatori, i primi tre eventi principali avrebbero riattivato il movimento del versante.
Un’altra deformazione, associata a un fenomeno franoso, è stata registrata a Bolognola. In questo caso lo spostamento è stato di circa 2,5 centimetri. La vicinanza temporale delle scosse non permette però di stabilire quale terremoto abbia inciso maggiormente: gli effetti degli eventi di Visso e Norcia non possono essere separati con precisione.
A Cicconi, nel territorio di Fiastra, il movimento rilevato è stato ancora una volta dell’ordine di 2-2,5 centimetri. La scansione temporale delle immagini ha consentito di indicare come probabile causa della riattivazione della frana la scossa di Visso del 26 ottobre 2016.
Il monitoraggio dopo il sisma
La ricostruzione è stata possibile grazie ai dati radar raccolti dai satelliti Cosmo-SkyMed e Sentinel-1 e all’impiego di tecniche interferometriche. Il metodo consiste nel confrontare immagini acquisite in periodi differenti, così da riconoscere variazioni della superficie terrestre anche di pochi centimetri. Una procedura particolarmente utile per controllare versanti e aree montane difficili da raggiungere o da osservare con continuità.
Le deformazioni descritte dall’Ingv si riferiscono agli effetti prodotti durante la sequenza sismica e non dimostrano automaticamente che i versanti siano ancora oggi in movimento. A quasi dieci anni dal sisma resta quindi da verificare quanto queste evidenze siano state recepite negli strumenti di pianificazione e sicurezza, dai piani per il rischio idrogeologico ai sistemi di monitoraggio, fino agli interventi legati alla ricostruzione.
La questione riguarda in particolare l’entroterra, dove la conformazione geologica dei siti può influire sulla realizzazione dei cantieri, sulle opere pubbliche, sulle eventuali delocalizzazioni e sui lavori di messa in sicurezza. I dati satellitari offrono così una base per valutare gli effetti del passato e per orientare le decisioni future sui versanti interessati.